Articolo aggiornato a agosto 2026
Dal 1° gennaio 2026 cambia una delle tre aliquote IRPEF. La Legge di Bilancio 2026 riduce dal 35% al 33% l’aliquota applicata alla parte di reddito imponibile compresa tra 28.000 e 50.000 euro. Restano invece invariati il 23% fino a 28.000 euro e il 43% oltre 50.000 euro.
La novità può aumentare il netto disponibile per chi supera i 28.000 euro di reddito imponibile. Il risparmio arriva fino a 440 euro l’anno, ma l’effetto effettivo sulla busta paga dipende anche da contributi, detrazioni, addizionali locali e conguagli.
Che cos’è l’IRPEF e perché è un’imposta progressiva?
L’IRPEF è l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche. Come spiega l’Agenzia delle Entrate, si applica ai redditi delle persone fisiche attraverso aliquote crescenti.
È quindi un’imposta progressiva: all’aumentare del reddito, le percentuali più alte si applicano soltanto alla parte che rientra negli scaglioni successivi.
Per i lavoratori dipendenti, il datore di lavoro agisce normalmente come sostituto d’imposta e trattiene l’IRPEF in busta paga. L’imposta lorda viene poi ridotta dalle detrazioni spettanti.
Al calcolo si aggiungono anche le addizionali regionali e comunali, che variano in base al luogo di residenza.
Quali sono gli scaglioni IRPEF 2026?
Gli scaglioni IRPEF 2026 sono tre. Ogni aliquota si applica solo alla quota di reddito imponibile compresa nella relativa fascia.
| Scaglione di reddito imponibile | Aliquota | Calcolo dell’IRPEF lorda |
| Fino a 28.000 euro | 23% | 23% sul reddito imponibile |
| Da 28.001 a 50.000 euro | 33% | 6.440 euro + 33% sulla parte oltre 28.000 euro |
| Oltre 50.000 euro | 43% | 13.700 euro + 43% sulla parte oltre 50.000 euro |
Cosa cambia rispetto agli scaglioni IRPEF 2025?
Nel 2025 la fascia tra 28.000 e 50.000 euro era tassata al 35%. Nel 2026 l’aliquota scende al 33%, con una riduzione di due punti percentuali. Il beneficio aumenta in base alla quota di reddito che supera 28.000 euro e raggiunge il massimo da 50.000 euro in poi.
A parità di reddito imponibile, il risparmio annuo teorico è:
- 40 euro con un reddito imponibile di 30.000 euro;
- 140 euro con un reddito imponibile di 35.000 euro;
- 240 euro con un reddito imponibile di 40.000 euro;
- 340 euro con un reddito imponibile di 45.000 euro;
- 440 euro con un reddito imponibile di 50.000 euro o superiore.
Per i redditi complessivi superiori a 200.000 euro, la legge prevede una riduzione di 440 euro di alcune detrazioni. In questo modo il vantaggio legato al taglio della seconda aliquota viene di fatto neutralizzato.
Come si calcola l’IRPEF 2026? Un esempio pratico
Consideriamo un reddito imponibile annuo di 35.000 euro. I primi 28.000 euro sono tassati al 23%, mentre solo i 7.000 euro successivi rientrano nella fascia al 33%.
23% di 28.000 euro = 6.440 euro
33% di 7.000 euro = 2.310 euro
IRPEF lorda totale = 8.750 euro
Con l’aliquota del 35% prevista nel 2025, l’imposta lorda sullo stesso reddito sarebbe stata di 8.890 euro. La differenza è quindi di 140 euro l’anno. Da questo importo lordo devono poi essere sottratte le detrazioni spettanti; inoltre, vanno considerate le addizionali regionali e comunali.
Come cambia la busta paga nel 2026?
La riduzione dell’aliquota può tradursi in una minore trattenuta IRPEF e quindi in un netto leggermente più alto. Tuttavia, non esiste un aumento mensile uguale per tutti. Anche a parità di RAL, il risultato può cambiare in base alla situazione personale.
Sul netto incidono, tra gli altri:
- i contributi previdenziali trattenuti sullo stipendio;
- le detrazioni da lavoro dipendente e le eventuali detrazioni personali;
- le addizionali regionali e comunali;
- il numero di mensilità previsto dal contratto;
- eventuali premi, straordinari o altre voci variabili;
- il conguaglio fiscale effettuato dal datore di lavoro.
Per approfondire il passaggio dal lordo al netto, puoi leggere anche l’articolo Labor Calcolo stipendio netto da lordo o RAL.
Cuneo fiscale 2026: quali misure continuano ad applicarsi?
Oltre alle nuove aliquote IRPEF 2026, sulla busta paga continua a incidere il sistema di riduzione del cuneo fiscale reso strutturale dal 2025. Per i lavoratori dipendenti prevede tre fasce principali:
- Reddito complessivo fino a 20.000 euro: è riconosciuta una somma aggiuntiva non imponibile, calcolata sul reddito da lavoro dipendente. La percentuale è pari al 7,1% fino a 8.500 euro, al 5,3% oltre 8.500 e fino a 15.000 euro, e al 4,8% oltre 15.000 euro.
- Reddito complessivo da 20.001 a 32.000 euro: spetta un’ulteriore detrazione di 1.000 euro.
- Reddito complessivo da 32.001 a 40.000 euro: la detrazione si riduce progressivamente fino ad azzerarsi a 40.000 euro.
Queste misure sono diverse dal taglio della seconda aliquota IRPEF. Per capire l’effetto complessivo sul cedolino bisogna quindi considerarle insieme alle normali detrazioni da lavoro dipendente.
Quali voci controllare nel cedolino?
Per verificare come vengono applicate le novità, è utile confrontare più cedolini e controllare alcune voci specifiche:
- imponibile fiscale o imponibile IRPEF;
- IRPEF lorda, detrazioni e IRPEF netta;
- addizionale regionale e addizionale comunale;
- eventuali somme o detrazioni legate al cuneo fiscale;
- conguaglio fiscale di fine anno o di fine rapporto.
La RAL e il reddito imponibile IRPEF non coincidono necessariamente. In genere, prima del calcolo dell’imposta vengono sottratti i contributi previdenziali a carico del lavoratore e possono intervenire altre deduzioni.
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FAQ
Se supero 28.000 euro, pago il 33% su tutto il reddito?
No. Il 23% continua ad applicarsi ai primi 28.000 euro. Il 33% riguarda soltanto la parte che supera 28.000 euro e arriva fino a 50.000 euro.
Chi guadagna meno di 28.000 euro beneficia del taglio?
Non beneficia direttamente della riduzione dal 35% al 33%, perché non entra nel secondo scaglione. Può però usufruire delle detrazioni da lavoro dipendente e delle misure sul cuneo fiscale quando possiede i requisiti previsti.
Il risparmio massimo è sempre di 440 euro?
Il taglio dell’aliquota produce un risparmio massimo teorico di 440 euro l’anno. L’effetto sul netto personale può però variare, mentre oltre 200.000 euro il beneficio viene neutralizzato attraverso la riduzione di alcune detrazioni.