Le dimissioni hanno un ruolo significativo nelle relazioni lavorative e rappresentano un aspetto cruciale nella gestione delle risorse umane per qualsiasi azienda. La corretta applicazione di questo processo è fondamentale per mantenere un ambiente lavorativo sereno e produttivo, prevenire controversie legali e garantire una transizione ordinata. Questo articolo si propone di fornire una panoramica dettagliata sulle diverse casistiche legate alle dimissioni, considerando il quadro normativo, le procedure standard e le implicazioni per le aziende.
Labor SPA, esperto nel settore delle relazioni lavorative, è un punto di riferimento per dare l’assistenza in materia di dimissioni e supporto nelle varie fasi di questo processo.

Introduzione

Le dimissioni sono l’atto con cui un lavoratore recede unilateralmente dal contratto di lavoro che lo lega al datore di lavoro. È fondamentale comprendere tutte le implicazioni legali e procedurali, per garantire una gestione corretta da parte delle aziende.
Poiché le dimissioni sono una scelta volontaria del lavoratore è facile intuire che sono assolutamente illegali quelle dimissioni rassegnate a seguito di minacce oppure quelle che vengono richieste nel momento stesso dell’assunzione: queste ultime, le cosiddette “dimissioni in bianco” sono dimissioni che non presentano una data di fine rapporto lavorativo. Tutti questi casi richiedono l’intervento dell’autorità giudiziaria, che può annullare le dimissioni e sanzionare i comportamenti illegittimi.

Quadro normativo

La normativa italiana sulle dimissioni è regolata principalmente dal Codice Civile e dalle disposizioni del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Le dimissioni volontarie, le dimissioni per giusta causa e le risoluzioni consensuali sono le principali tipologie previste dalla legge. Fra i testi di riferimento più importanti troviamo:

Articoli 2118 e 2119 del Codice Civile, riguardanti la disciplina generale delle dimissioni e delle risoluzioni del rapporto di lavoro.
Legge n. 92/2012, che introduce l’obbligo di convalida delle dimissioni per prevenire le dimissioni in bianco.
Decreto Legislativo n. 151/2015, in cui si definiscono le modalità telematiche per le dimissioni e le risoluzioni consensuali.

È pertanto fondamentale che le aziende siano consapevoli di tali normative per garantire la piena conformità nella gestione delle dimissioni.

Inoltre, la legislazione stabilisce alcune condizioni nelle quali le dimissioni sono soggette all’obbligo di convalida, le cosiddette dimissioni protette: ad esempio, quando vengono rassegnate da una lavoratrice in gravidanza, oppure durante i primi tre anni di vita del proprio figlio (questo vale anche per i dipendenti maschi). Di nuovo, anche nel caso di dimissioni rassegnate da lavoratrici tra la data delle pubblicazioni e l’anno successivo alla celebrazione del matrimonio, viene effettuata una verifica. Come si può intuire queste procedure di convalida sono pensate a tutela dei lavoratori e per verificare che le dimissioni non siano state presentate in seguito a pressioni da parte del datore di lavoro.

Dimissioni Volontarie

Le dimissioni volontarie rappresentano la decisione unilaterale del dipendente di terminare il rapporto di lavoro. Questo può accadere per varie ragioni: nuove opportunità professionali, cambiamenti personali o insoddisfazione lavorativa. La procedura standard delle dimissioni da contratto a tempo indeterminato prevede che il lavoratore dia un preavviso all’azienda, la cui durata è stabilita dal contratto collettivo di riferimento.
Durante questo periodo, l’azienda ha il tempo necessario per organizzare la sostituzione e trasferire le competenze: la gestione della transizione comprende la consegna delle attività del dipendente dimissionario verso il proprio manager o un eventuale collega che può venire individuato. Va naturalmente verificata la conformità del preavviso ed è altresì opportuno che entrambe le parti si adoperino per prevenire potenziali contenziosi.

 

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Dimissioni per Giusta Causa

Le dimissioni per giusta causa si verificano quando il lavoratore risolve il contratto senza dare alcun tipo di preavviso a causa di gravi inadempienze da parte del datore di lavoro: tali comportamenti rendono di fatto impossibile la prosecuzione del rapporto.
Gli esempi più frequenti di giusta causa includono vari tipi di maltrattamenti, molestie, comportamenti ingiuriosi, mobbing: vanno altresì aggiunte le condizioni di lavoro pericolose per la salute, la pretesa di prestazioni illecite da parte del lavoratore, le modifiche peggiorative delle mansioni lavorative.
Nella stessa casistica rientrano il mancato pagamento dei contributi e soprattutto dello stipendio: questa è probabilmente la situazione più frequente. Se per 3 mesi il lavoratore non riceve il pagamento dello stipendio, può presentare le dimissioni per giusta causa: l’Ispettorato del Lavoro è il tramite attraverso cui procedere con un atto pubblico nei confronti dell’azienda.

In tutti questi casi, il lavoratore dimissionario ha diritto all’indennità di mancato preavviso e può accedere alla NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego). L’azienda dovrà poi provvedere a effettuare le opportune indagini interne per verificare le accuse e provvedere a una-pronta risoluzione dei problemi evidenziati: preparandosi eventualmente alla gestione di eventuali controversie legali. Questo avviene specie quando il dipendente richiede un risarcimento per un danno non patrimoniale: è il caso in cui ci sia una lesione dell’integrità fisica o psichica del lavoratore (dimissioni per giusta causa per depressione).

È comunque più che mai opportuno che il lavoratore verifichi attentamente l’effettiva fondatezza della giusta causa, che deve essere comprovata, facendosi assistere da un ufficio vertenze o da un avvocato esperto nei rapporti di lavoro. Un’approfondita analisi dei casi può talora orientare verso strategie alternative alle dimissioni, per tutelare meglio gli interessi e i diritti dei lavoratori.

Dimissioni Telematiche

Dal 2016 viene utilizzata la modalità digitale per presentare le dimissioni: il Ministero del Lavoro, tramite l’apposito portale, ha introdotto questa direttiva sia per contrastare le dimissioni in bianco, sia per garantire la volontarietà da parte del lavoratore. La procedura offre gli indubbi vantaggi di una maggiore trasparenza e sicurezza, riducendo il rischio di contenziosi.
A fronte di una maggiore facilità di gestione, l’azienda deve assicurarsi che il personale sia informato sulle procedure telematiche ed è chiamata a monitorare la corretta esecuzione del processo.
Va ricordato che il lavoratore ha la possibilità di revocare le proprie dimissioni entro 7 giorni dalla data di trasmissione del modulo impiegato per le dimissioni, utilizzando le stesse modalità telematiche. Una volta revocate le dimissioni, il datore di lavoro deve richiamare il lavoratore a riprendere la propria attività lavorativa.

Risoluzioni Consensuali

Le risoluzioni consensuali si verificano quando sia datore di lavoro che il dipendente, decidono di comune accordo di terminare il contratto: questa modalità permette di evitare conflitti e può essere accompagnata da accordi su liquidazioni o incentivi. A differenza delle dimissioni, queste non prevedono un preavviso e sono frutto di un accordo formale; il lavoratore ha diritto alla NASPI se l’accordo prevede le condizioni richieste.

Casistiche Specifiche

A seconda del tipo di Contratto del Lavoro, ogni dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato, nel momento in cui rassegna le proprie dimissioni deve rispettare le tempistiche stabilite per il preavviso. Ci sono però alcuni casi dove le dimissioni vengono trattate secondo logiche diverse da quelle fin qui esposte.
Periodo di prova: le dimissioni in periodo di prova non richiedono alcun preavviso.
Contratto a Tempo Determinato: le dimissioni da contratto a tempo determinato sono ritenute anticipate e possono perciò comportare un risarcimento dei danni all’azienda.
Apprendistato: durante l’apprendistato le dimissioni seguono le stesse regole dei contratti a tempo indeterminato, con particolari disposizioni per il periodo formativo.

Timing delle Dimissioni

La tempistica nel rassegnare le dimissioni è molto importante per evitare disagi operativi: a tale proposito è necessario fare riferimento a quanto stabilito dal proprio CCNL di riferimento. Il periodo di preavviso non è detto quindi che inizi nel momento in cui si comunicano le dimissioni al datore di lavoro: è abbastanza frequente la consuetudine di dare le dimissioni entro il 15 del mese, poiché molti Contratti dispongono che il preavviso inizi a decorrere da una data precisa come appunto il 15 del mese (o talvolta l’1).
È ad esempio il caso del CCNL Commercio, dove i termini di preavviso si conteggiano dal 1° o dal 16° giorno del mese. Inoltre, anche l’anzianità di servizio, la qualifica e il livello di inquadramento influenzano la durata del periodo di preavviso.

Quando il lavoratore dimissionario compila il modello telematico dovrà indicare come data di decorrenza delle dimissioni quella successiva al suo ultimo giorno di lavoro. Anche in questo caso è opportuno che l’azienda pianifichi la comunicazione interna, per gestire al meglio le dinamiche del team, ma analogamente importante può essere la comunicazione esterna (a seconda del ruolo del dimissionario), per mantenere una buona reputazione aziendale.

Conclusioni

La gestione delle dimissioni richiede dunque attenzione e competenza per garantire che tutte le procedure siano rispettate e per mantenere un clima lavorativo positivo. Labor SPA, con la sua esperienza e la gamma di servizi offerti nel campo dei rapporti lavorativi, è il partner ideale per assistere le aziende in questo processo, offrendo consulenza e supporto su misura.

Per una gestione efficace delle dimissioni e delle relazioni lavorative, contatta Labor SPA. I nostri esperti sono pronti a fornirti tutta l’assistenza necessaria per affrontare ogni casistica con professionalità e competenza. Visita il nostro sito web o chiama una delle nostre filiali per una consulenza personalizzata.

FAQ

  1.  Cosa significa dimettersi per giusta causa?
    Le dimissioni per giusta causa avvengono quando un dipendente si dimette a causa di gravi inadempienze da parte del datore di lavoro, che rendono impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro: ad esempio situazioni di mobbing, molestie di vario tipo, mancato pagamento degli stipendi, o condizioni di lavoro non conformi alla legge. Le dimissioni per giusta causa per motivi di salute vanno naturalmente comprovate e, come per le altre casistiche, è bene avvalersi di professionisti esperti nei rapporti lavorativi.
  2. Come si effettuano le dimissioni telematiche?
    Il lavoratore deve utilizzare le proprie credenziali SPID per accedere al portale del Ministero del Lavoro: una volta effettuato l’accesso, sarà possibile compilare e inviare il modulo di dimissioni telematiche.
  3. Quali sono le differenze tra dimissioni volontarie e risoluzione consensuale?
    Le dimissioni volontarie avvengono quando il lavoratore decide unilateralmente di recedere dal contratto di lavoro, mentre la risoluzione consensuale avviene quando il datore di lavoro e il dipendente si accordano consensualmente per la risoluzione del rapporto di lavoro.
  4. In che modo le dimissioni immediate influenzano l’azienda e l’impiegato?
    Le dimissioni immediate possono creare difficoltà nell’organizzazione aziendale, specialmente se il lavoratore dimissionario occupa una posizione chiave. Per il dipendente, le dimissioni immediate possono comportare la perdita di alcuni benefici previsti nel contratto, come il preavviso o l’indennità di fine rapporto.
  5. Come deve reagire un’azienda a dimissioni per motivi di salute?
    In presenza di dimissioni per motivi di salute, l’azienda deve gestire la situazione con sensibilità e conformità alle normative sulla privacy e alle leggi antidiscriminazione. È importante assicurarsi che il lavoratore abbia accesso a tutti i diritti e ai benefici previsti dalla legge e dal contratto collettivo.
  6. È possibile ritirare le dimissioni una volta presentate?
    In generale, le dimissioni possono essere ritirate prima che il datore di lavoro le accetti ufficialmente: il dipendente ha 7 giorni di tempo dalla data di trasmissione del modulo telematico. Tuttavia, una volta accettate, il ritiro potrebbe richiedere il consenso del datore di lavoro.
  7. Quali documenti sono necessari per le dimissioni telematiche?
    Per le dimissioni telematiche, il lavoratore deve utilizzare le proprie credenziali SPID e compilare il modulo di dimissioni disponibile sul portale del Ministero del Lavoro.
  8. Come gestire le dimissioni durante un periodo di prova?
    Le dimissioni durante un periodo di prova devono essere gestite in conformità alle disposizioni contrattuali e normative vigenti: in questa situazione non è previsto il periodo di preavviso, ma è comunque importante valutare se le dimissioni siano avvenute per motivi legittimi.
  9. Cosa implica una risoluzione consensuale con NASPI?
    Una risoluzione consensuale può influenzare l’accesso alla NASPI, per un’indennità di disoccupazione. In caso di risoluzione consensuale, il lavoratore potrebbe dover attendere un periodo di attesa prima di poter accedere alla NASPI.
  10. Quali sono i diritti del lavoratore che si dimette da un contratto di apprendistato?
    Colui che si dimette durante l’apprendistato ha diritto a ricevere i pagamenti e le indennità spettanti fino alla data di dimissioni, come previsto dalla legge e dal contratto di apprendistato.